Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Allergy rafforza il ruolo dell’allergologia molecolare nella comprensione dei meccanismi alla base delle sindromi polline–alimento e conferma il valore della ricerca traslazionale sviluppata presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata – IDI IRCCS.
Il lavoro multicentrico, dal titolo ‘Art v 1 and Amb a 4 Co-Sensitization Identifies Italian Patients at Risk for Mugwort-Celery-Spice Syndrome’, è stato diretto da Enrico Scala ed è frutto dell’attività di ricerca in medicina di precisione condotta dall’Unità di Allergologia Molecolare clinica e di laboratorio, rappresentando uno dei più ampi studi italiani dedicati alla sensibilizzazione molecolare alle defensine polliniche.
Lo studio analizza oltre 7.000 pazienti sottoposti a diagnostica molecolare tra il 2021 e il 2025, con l’obiettivo di chiarire il significato clinico della sensibilizzazione alle defensine del polline di artemisia (Art v 1) e ambrosia (Amb a 4), e il loro ruolo nelle reazioni alimentari associate, in particolare verso sedano e spezie.
I risultati mostrano che la sensibilizzazione alle defensine interessa circa il 4% dei pazienti, ma con profili clinici ben distinti. La sensibilizzazione isolata ad Art v 1, largamente prevalente, è soprattutto associata a sintomi respiratori. Al contrario, la co-sensibilizzazione ad Art v 1 e Amb a 4 identifica un sottogruppo di pazienti con un rischio significativamente più elevato di reazioni alimentari sistemiche, configurando un fenotipo clinico specifico riconducibile alla mugwort–celery–spice syndrome.
Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dal coinvolgimento della defensina del sedano Api g 7, frequentemente riconosciuta nei pazienti co-sensibilizzati, e dal ruolo centrale di Art v 1 come allergene primario in grado di guidare la cross-reattività molecolare.
Lo studio evidenzia inoltre una distribuzione geografica peculiare della sensibilizzazione ad Amb a 4, con un chiaro gradiente nord–sud, e conferma come la sensibilizzazione agli nsLTP del sedano sia invece associata a reazioni clinicamente più gravi.
Nel loro insieme, questi dati dimostrano come l’approccio di allergologia molecolare consenta di identificare distinti profili di sensibilizzazione specifici, migliorando la stratificazione del rischio e aprendo nuove prospettive per una gestione personalizzata del paziente allergico.
Il lavoro rappresenta un esempio concreto di ricerca traslazionale applicata alla medicina di precisione, in cui l’integrazione tra laboratorio e clinica permette di trasformare la complessità molecolare dell’allergia in strumenti utili per la pratica clinica e per il futuro sviluppo di strategie diagnostiche e terapeutiche sempre più mirate.