In occasione della Festa della Liberazione, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata – IDI IRCCS di Roma ricorda con orgoglio un capitolo esemplare della propria storia, testimone di coraggio, umanità e resistenza morale in un periodo segnato dalla violenza e dall'oppressione.Tra il 1943 e il 1944, durante l’occupazione nazista della Capitale, l’IDI divenne un rifugio sicuro per oltre 100 persone perseguitate, tra cui almeno 52 cittadini ebrei, salvati grazie all’intervento del Venerabile Fratel Emanuele Stablum, medico religioso della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, allora alla guida dell’Istituto.Con straordinaria determinazione, Stablum, d’accordo con la comunità dei confratelli, organizzò la protezione dei perseguitati nascondendoli tra i reparti dell’ospedale, camuffandoli da pazienti, infermieri, religiosi, e sottraendoli così alla deportazione. La missione fu possibile anche grazie a una direttiva riservata proveniente dalla Santa Sede e rivolta a tutte le istituzioni religiose.
"Opere et Caritate": il messaggio segreto di Pio XII
Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Papa Pio XII affidò a molte istituzioni religiose e assistenziali una circolare segreta, conosciuta con il nome di “Opere et Caritate”. Il documento invitava a soccorrere e proteggere tutti coloro che fossero in pericolo di vita o vittime di persecuzione, senza distinzione di razza, fede o status sociale.Un messaggio non pubblico ma determinante, che si tradusse in azioni concrete: un invito alla carità attiva, alla responsabilità morale, al coraggio civile, alla resistenza. Fu in risposta a questa esortazione che l’IDI, sotto la guida di Fratel Stablum, divenne un porto sicuro di salvezza e protezione.[caption id="attachment_20353" align="aligncenter" width="619"]

Avviso affisso lungo il perimetro dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata - Riproduzione riservata ©.[/caption]
L’IDI come rifugio
L’intervento di Pio XII si tradusse poi pubblicamente in un accordo con le forze occupanti in cui veniva vietata ogni tipo di perquisizione all’interno dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata senza “preventiva intesa” con lo Stato Vaticano. L’Istituto fu così in grado di offrire riparo sicuro a decine di persone, grazie all’autorità morale e professionale di Stablum e all’impegno del personale ospedaliero e di tutti i confratelli. Le vittime delle persecuzioni vennero registrate sotto nomi falsi o dichiarate affette da malattie contagiose, strategia che scoraggiava controlli da parte delle SS e dei fascisti.

Attestato di Preventiva Intesa con le forze occupanti - Riproduzione riservata ©.[/caption]Questa forma di resistenza silenziosa ma concreta, realizzata nella discrezione dei corridoi ospedalieri, fu messa a dura prova dagli abitanti del quartiere alcuni dei quali, per paura di ritorsioni, iniziarono a denunciare la possibile presenza di Ebrei all'interno dell’Istituto. Voci e denunce che non piegarono e intimorirono Stablum che proseguì la sua missione nel salvare le vite che si affidarono a lui.Per il suo eroismo, Fratel Emanuele Stablum è stato riconosciuto nel 2001 come “Giusto tra le Nazioni” e nel 2021, con il decreto sull'eroicità delle virtù, dichiarato Venerabile da Papa Francesco.
Un’eredità morale che continua
Celebrare il 25 aprile, oggi, significa anche riconoscere e tramandare il valore di chi ha scelto di opporsi all’ingiustizia attraverso gesti concreti.L’esempio di Fratel Stablum e dell’IDI ricorda che anche in tempi di oscurità, la cura può essere un atto di coraggio e di libertà.Nel solco di questa eredità, l’IDI IRCCS continua la propria missione ispirata ai valori della solidarietà, della libertà e della centralità della persona, nella convinzione che ogni atto di cura sia anche una scelta di responsabilità verso la comunità intera.