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Allergologia Molecolare
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01 Ottobre 2025
Il grano, nelle sue diverse varietà, è il cereale più consumato al mondo. Pane, pasta, pizza, biscotti: nella dieta mediterranea, e in particolare in Italia, rappresenta una presenza quotidiana. Per la maggior parte della popolazione è un alimento salutare, ricco di carboidrati complessi, fibre e proteine vegetali. Ma per una piccola parte di persone può diventare un nemico invisibile. Non parliamo solo della celiachia, malattia autoimmune scatenata dal glutine, ma anche delle allergie al grano, una condizione poco conosciuta che può manifestarsi con sintomi molto diversi, talvolta gravi.Un ampio studio multicentrico italiano, condotto presso la Fondazione Luigi Maria Monti - IDI-IRCCS diretto dal dott. Enrico SCALA. pubblicato sulla rivista Allergy, ha analizzato i meccanismi molecolari che scatenano queste reazioni. I risultati, frutto di oltre vent’anni di ricerche e più di 17.000 pazienti studiati, stanno cambiando il modo in cui i medici guardano a questa patologia, aprendo prospettive per diagnosi più precise e terapie personalizzate.
La prima evidenza emersa dallo studio è che la sensibilizzazione allergica al grano, cioè la presenza di anticorpi IgE specifici contro le sue proteine, è rara in Italia: riguarda meno del 4% dei pazienti allergici analizzati.Un dato che potrebbe far pensare a un problema marginale, ma non lo è. Quando l’allergia al grano si manifesta, i sintomi possono andare dall’orticaria e dai disturbi gastrointestinali fino a reazioni sistemiche e perfino anafilassi.Particolarmente insidiosa è la anafilassi da grano dipendente dall’esercizio (WDEIA), in cui il consumo di grano è innocuo da solo, ma diventa pericoloso se associato a sforzo fisico, alcol o farmaci antinfiammatori. Questo rende la diagnosi complessa e richiede sempre una valutazione clinica attenta.

Il grano non è una sostanza unica, ma un mosaico di proteine diverse. Alcune sono solubili in acqua, altre appartengono al glutine: ognuna ha caratteristiche e rischi differenti.Le principali famiglie sono:
Lo studio ha rivelato che la sensibilizzazione a proteine solubili e quella a proteine del glutine tendono a essere mutuamente esclusive: un paziente raramente sviluppa anticorpi contro entrambe le categorie. Questo suggerisce che i meccanismi immunologici siano distinti.
Due proteine in particolare si sono rivelate cruciali:Tri a 14 (nsLTP): la più spesso riconosciuta dai pazienti italiani. È simile a proteine di mais e grano duro, spiegando i casi di cross-reattività con altri cereali. È associata a reazioni sistemiche e a forme di anafilassi da sforzo.Tri a 19 (ω-5 gliadina): presente solo nel grano e in pochi cereali imparentati (segale, orzo). È uno dei marcatori più affidabili di reazioni severe, inclusa la WDEIA.La presenza di IgE contro Tri a 14 o Tri a 19 è quindi un indicatore di rischio clinico. Un aspetto importante è che alcune reazioni si verificano solo in circostanze specifiche (sforzo, alcol, farmaci), il che rende indispensabile correlare sempre i test con la storia del paziente.
Queste informazioni aiutano i medici a capire se un paziente è allergico solo al grano o se rischia reazioni più ampie.
Tradizionalmente, l’allergia al grano veniva indagata con test cutanei o con IgE dirette verso estratti alimentari complessi. Ma questi strumenti non distinguono quali proteine siano coinvolte e possono dare falsi positivi. Oggi, grazie ai test molecolari multiplex (come ImmunoCAP ISAC e ALEX²), è possibile analizzare decine di componenti allergenici in un unico esame, creando una “mappa personalizzata” della sensibilizzazione del paziente.Lo studio italiano ha dimostrato che questi test permettono di:
Un passo importante verso la medicina di precisione in allergologia.
Per chi sospetta un’allergia al grano, il messaggio è chiaro: non basta eliminare pane e pasta. Serve una valutazione accurata in centri specializzati, con test molecolari e una raccolta dettagliata della storia clinica. Capire quale proteina è coinvolta significa ridurre i rischi, ma anche migliorare la qualità di vita evitando esclusioni alimentari ingiustificate.
La ricerca è in piena evoluzione. Gli scienziati stanno lavorando per:
In prospettiva, potremmo arrivare a terapie capaci di “rieducare” il sistema immunitario, restituendo ai pazienti la libertà di consumare il grano senza rischi. Il grano è un alimento simbolo della nostra cultura: per la stragrande maggioranza delle persone è sicuro e salutare, ma per pochi può diventare un allergene insidioso.La buona notizia è che oggi, grazie alle nuove tecniche diagnostiche, tutte eseguibili presso l'IDI-IRCCS, sappiamo riconoscere meglio chi rischia davvero, quali proteine sono coinvolte e come ridurre i pericoli senza sacrificare inutilmente la dieta. Questo studio italiano ha segnato un passo fondamentale in questa direzione, dimostrando che conoscere le molecole allergeniche è la chiave per proteggere i pazienti e migliorare la loro qualità di vita.
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