La sindrome di Lyme rappresenta la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da vettore in occidente ed è seconda, per numero di casi, solo alla malaria fra le malattie trasmesse da artropodi. L’infezione, di origine batterica, colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Può manifestarsi con sintomi gravi, persistenti e, se non viene curata, assume un decorso cronico.
Conosciamola meglio: l’agente patogeno è la Borrelia, un batterio della famiglia delle spirochete; la malattia deve il suo nome all’omonima cittadina statunitense dove fu registrato il primo caso nel lontano 1975.
Quanto è diffusa la sindrome di lyme?
Negli Stati Uniti, ogni anno, si stima che circa 476.000 persone vengano diagnosticate e trattate per la malattia di Lyme, in Europa invece si registrano circa 200.000 casi all'anno, con una maggiore incidenza in Europa centrale e orientale.
In Italia, abbiamo circa 500 nuovi casi di malattia di Lyme ogni anno e la patologia è presente soprattutto nelle regioni settentrionali. Le aree considerate endemiche includono: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia. Nelle regioni centro-meridionali e nelle isole, le segnalazioni sono molto meno frequenti e la malattia si manifesta principalmente nei mesi estivi e autunnali.
È importante notare che però, la diffusione della malattia potrebbe essere sottostimata a causa della variabilità dei sintomi e delle difficoltà nella diagnosi. Pertanto, è essenziale adottare misure preventive, come l'uso di repellenti e l'ispezione del corpo dopo attività all'aperto, per ridurre il rischio di infezione.
Tale patologia ha un carattere insidioso, a causa del suo decorso mutevole e dei suoi sintomi spesso poco specifici ed intermittenti. Per tale motivo resta una delle patologie cosiddette “neglette”, sicuramente rare, ma in alcuni casi misconosciute o confuse con altre malattie, soprattutto afferenti alla sfera psichiatrica. Il batterio viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zecche del genere Ixodes ed anche dalle Amblyomma e Dermacentor (le zecche del cane). I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati da animali selvatici (roditori, caprioli, cervi, volpi, lepri).
Clinicamente , la malattia inizia soprattutto in estate e si manifesta con una macchia rossa che si espande lentamente. Entro qualche settimana (che in qualche caso possono diventare mesi), si possono sviluppare disturbi neurologici precoci caratterizzati da artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, linfocitoma cutaneo, miocardite e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. I sintomi sono fluttuanti e possono durare per mesi e cronicizzare.

Nella sua ultima fase la malattia a distanza di mesi o anni dall’infezione, diventa sistemica, potendo colpire l’apparato muscolo-scheletrico (artrite cronica), il sistema nervoso centrale e periferico (meningite, encefalomielite, atassia cerebellare, polineuropatie sensitivo–motorie, disturbi del sonno e comportamentali), la cute (acrodermatite cronica atrofica) e il cuore (miopericardite, cardiomegalia).
L’aspetto più insidioso della Sindrome di Lyme è rappresentato proprio dalla diagnosi: per confermare un sospetto di sindrome di Lyme i test più comuni sono quelli sierologici che identificano gli anticorpi contro i batteri che causano la malattia e vengono determinati con un semplice prelievo di sangue venoso. Viene prima effettuato un test ad elevata sensibilità (ELISA) che, se positivo o dubbio, viene integrato con un test ad elevata specificità (immunoblot).
Tuttavia i test di laboratorio vanno corroborati dai dati clinici, dal momento che gli stessi, non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo definitivo la malattia. Pertanto, la decisione di iniziare o meno il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa sulla base della diagnosi clinica e dei dati anamnestici ed epidemiologici. Ulteriore aspetto è che la malattia non porta a sviluppare alcun tipo di immunità, per cui l’infezione può essere contratta più volte nel corso della vita.
Dal punto di vista terapeutico, la sindrome di Lyme è sensibile a cicli di Doxiciclina ( e in alcuni casi di ceftriaxone) che possono durare fino a 21 giorni nelle forme più gravi ( neurologiche).
Tuttavia, molti pazienti continuano a lamentare alcuni dei sintomi riferiti anche dopo il completamento del ciclo di terapia. Tale reperto tuttavia, non conferma che il batterio sia ancora presente nell’organismo e che nuovi cicli possano essere efficaci; e purtroppo non abbiamo a disposizione test diagnostici che ci distinguano un’infezione attiva da una persistenza di sintomi in assenza di malattia.
E’ possibile prevenire la sindrome di Lyme?
Ebbene, negli Stati Uniti sono disponibili vaccini contro la borreliosi di Lyme ottenuti con tecniche di ingegneria genetica: l’efficacia e la sicurezza di questi vaccini sono state dimostrate mediante studi clinici controllati su larga scala in persone di età compresa tra 15 e 70 anni residenti in zone endemiche del Paese.
Tuttavia non si conosce ancora la durata dell’immunità conferita. In Usa, la vaccinazione è consigliata esclusivamente alle persone, di età compresa tra 15 e 70 anni, che risiedono, lavorano o trascorrono per attività ricreative gran parte della giornata in zone infestate da zecche infette da agenti della borreliosi di Lyme.
Questi vaccini inoltre non sono attualmente utilizzabili in Italia e in Europa, dal momento che negli Usa è presente solo l’agente patogeno B.burgdorferi sensu strictu, mentre in Europa sono presenti tutte le altre specie di Borrelie, che sono distinte tra loro dal punto di vista antigenico e contro le quali la vaccinazione potrebbe non risultare efficace.
In definitiva, cosa dobbiamo fare quando ci accorgiamo di esser stati morsi da una zecca?
Innanzitutto, rimuoverla il prima possibile e nel modo corretto:
- Il modo più sicuro per rimuovere una zecca è utilizzare pinzette a punta fine
- Afferrare la zecca più vicino possibile alla cute.
- Tirare lentamente con decisione verso l’alto, dal momento che l’apparato boccale della zecca lasciato nella cute può causare un’infezione locale.
- Dopo la rimozione della zecca, disinfettare o lavare con acqua e sapone la zona del morso, controllandola per diverse settimane per eventuali cambiamenti.
- Contattare il medico in caso di malessere informandolo di eventuali punture di zecca o se si è recentemente trascorso del tempo in spazi aperti.
E ancora, dobbiamo subito sospettare una Borreliosi quando compare un’eritema intorno alla puntura della zecca? Assolutamente no: l’eritema tipico di questa malattia infatti aumenta di dimensioni nel tempo e può a volte avere un’area centrale più chiara; generalmente non determina prurito, calore o dolore e diventa visibile da 1 a 4 settimane dopo il morso della zecca.
Non dobbiamo dunque preoccuparci degli eritemi pruriginosi che molto spesso compaiono dopo il morso, ma che scompaiono dopo due giorni.
Bisogna invece rivolgersi al medico e considerare questa diagnosi in quando si presenta una combinazione variabile dei seguenti sintomi: febbre e sudorazione, linfonodi ingrossati, malessere, stanchezza cronica, dolori al collo, artralgie migranti e disturbi neurologici come amnesie, difficoltà di concentrazione, spesso descritta come “mente annebbiata”.
Occorre infine sempre informare il paziente che accusa questi sintomi, circa la complessità della diagnosi della Borreliosi, sui limiti degli esami di laboratorio a nostra disposizione. La diagnosi giungerà, grazie ad una combinazione di elementi, sia clinici che sierologici ma solo dopo aver escluso altre patologie più frequenti.
L’incertezza dovuta alle limitate evidenze di buona qualità spesso è difficile da accettare per le persone affette da malattia di Lyme e può generare paura e frustrazione. Pertanto, è fondamentale che a queste vengano forniti supporto, informazioni da fonti attendibili e una chiara comunicazione sulla diagnosi e sul trattamento, incluse le incertezze.