Linfedema:
riconoscerlo presto può fare la differenza

17 Luglio 2026

Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. La cura della pelle rappresenta uno degli strumenti più semplici e importanti per prevenire complicanze e proteggere la qualità di vita.

A questo tema è stato dedicato il nuovo appuntamento del Programma quinquennale di Educazione Terapeutica promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti – IDI-IRCCS.

L'incontro, che si è tenuto ieri, 16 luglio 2026, presso l'Aula Cavalieri dell'IDI-IRCCS di Roma, ha riunito dermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti per offrire ai pazienti e ai caregiver indicazioni pratiche, semplici e scientificamente fondate sulla prevenzione e sulla gestione del linfedema.

La cura della pelle, parte essenziale del trattamento

L'igiene e la cura della cute rappresentano infatti una parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento. Un'attenzione ancora più importante nei mesi estivi, quando caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni.

«La pelle di una persona affetta da linfedema richiede attenzioni particolari, soprattutto durante l'estate», spiega la Dott.ssa Laura Colonna, dermatologa, Direttore dell'UOC CEDRI – Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica – e dell'Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell'IDI-IRCCS. «Durante l'incontro abbiamo aiutato i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all'idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata».

L'appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre due anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, riconoscerne tempestivamente i segnali e partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura.

«Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia, ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente», sottolinea il Prof. Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell'IDI-IRCCS. «Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche».

Riconoscere i primi segnali: perché la valutazione precoce è decisiva

Il linfedema può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi – senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti – possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione.

«Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema», afferma la Dott.ssa Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell'IDI-IRCCS. «Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare».

L'impatto del linfedema non è soltanto fisico. Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso.

«Il linfedema può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia», evidenzia la Dott.ssa Federica De Galitiis, Direttore dell'UOC di Oncologia dell'IDI-IRCCS. «Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente».

La diagnosi precoce e una corretta valutazione clinica e strumentale restano elementi decisivi. «Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile», spiega il Dott. Corrado Cirielli, chirurgo vascolare e Responsabile dell'Ambulatorio di Prevenzione, Diagnosi e Cura del Linfedema dell'IDI-IRCCS.

Il percorso comprende anche la terapia fisioterapica decongestiva, coordinata dal Dott. Roberto Bartoletti, fisioterapista dell'Istituto, e l'educazione del paziente alla gestione quotidiana.

«Il confronto con i dermatologi rappresenta una naturale evoluzione del nostro lavoro», osserva Bartoletti. «Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme».

Il progetto promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata e dall'IDI-IRCCS nasce proprio con questo obiettivo: aiutare i pazienti a riconoscere precocemente il linfedema, prevenire le complicanze e intervenire quando le possibilità di recupero sono maggiori.

Un modello multidisciplinare nel quale il paziente e il caregiver non sono semplici destinatari delle cure, ma diventano parte attiva del percorso assistenziale.

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