15/05/2026
Sindrome Metabolica: una sfida per 1 adulto su 2
La terapia VLCKD dell'IDI IRCCS trasforma la gestione della sindrome metabolica e protegge la salute del cuore.
Scopri di più05 Agosto 2025
Gli effetti di una crisi sanitaria non si esauriscono con la fine dell’emergenza: spesso lasciano tracce visibili a distanza di anni. È il caso della pandemia da Covid-19, che nel 2020 ha costretto a sospendere controlli e screening, compromettendo la diagnosi precoce di molte patologie oncologiche, tra cui il melanoma. Solo oggi, a tre anni di distanza, i dati raccolti dall’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI-IRCCS) indicano un ritorno ai livelli pre-pandemia: il numero di nuove diagnosi è finalmente tornato stabile, e le caratteristiche cliniche delle lesioni risultano meno aggressive.
Questo recupero segna un punto di svolta importante, ma ci ricorda anche quanto possa essere fragile la prevenzione in tempi di emergenza. Interrompere i percorsi di screening significa, infatti, ritardare l’individuazione di malattie potenzialmente gravi, con un impatto diretto sulla salute dei pazienti e sul carico per il sistema sanitario.
Un nuovo studio della UOC Skin Cancer Center dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI‑IRCCS) di Roma diretto dal Dr. Giovanni Di Lella, con la collaborazione dell’Unità di Epidemiologia Clinica diretta dal Dr. Damiano Abeni e del responsabile della Melanoma Unit Dr. Francesco Ricci, dimostra che il ritardo diagnostico dei melanomi primitivi causato dal lockdown del 2020 si è finalmente colmato solo nel 2023. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Dermatology Reports (Getting even: occurrence of histopathological primitive melanoma diagnoses three years after the COVID‑19 lockdown) contiene l’analisi dei casi consecutivi di melanoma primitivo raccolti nel Registro Istopatologico dell’IDI‑IRCCS tra il 2019 e il 2023.
Nel periodo del lockdown 2020 si è registrato un calo drammatico delle nuove diagnosi di melanoma, successivamente, con la diminuzione delle misure restrittive, si è osservato un aumento sostanziale dello spessore medio di Breslow (valori praticamente raddoppiati rispetto al periodo pre-pandemico) e della prevalenza di melanomi ulcerati o nodulari.

Numero cumulativo di diagnosi di melanoma maligno nelle prime 23 settimane (dal 1° gennaio al 6 giugno) degli anni 2019-2023. Dati IDI-IRCCS di Roma.[/caption]
Si tratta dei principali fattori prognostici che vengono osservati nel melanoma e che si traducono in un aumento della gravità delle diagnosi e nel peggioramento della prognosi. Nei due anni successivi (2021-2022), il numero di diagnosi giornaliere è tornato vicino ai livelli pre-pandemici, ma lo spessore medio di Breslow è rimasto elevato e associato a caratteristiche cliniche di maggiore aggressività. Solo nel 2023 lo spessore di Breslow è tornato ai valori medi del 2019, segnalando così il recupero del gap diagnostico generato nella fase acuta della pandemia (risultati confermati anche per il 2024).
"Abbiamo constatato che solo nel 2023 lo spessore medio dei melanomi è tornato ai livelli pre‑pandemici, ricordandoci l’impatto che può avere rimandare gli screening dermatologici e i controlli di lesioni cutanee sospette", dichiara il Dr. Francesco Ricci.
"Lo spessore di Breslow - conclude il Dr Giovanni Di Lella - è un parametro istologico che da solo, nel melanoma, correla con la prognosi in maniera formidabile; pertanto è lecito pensare che tale ritardo diagnostico abbia condizionato la prognosi di molte altre neoplasie maligne".
Questo studio evidenzia un messaggio chiaro: anche una temporanea interruzione degli screening dermatologici ed oncologici può tradursi in tumori clinicamente più aggressivi e prognosi peggiori. Garantire la continuità degli screening e mantenere viva l’educazione alla diagnosi precoce è cruciale anche in situazioni di emergenza sanitaria.
Lo spessore di Breslow è una misura istologica fondamentale nella valutazione del melanoma cutaneo. Indica la profondità di invasione del tumore nella pelle, misurata in millimetri dal livello più superficiale dell’epidermide fino alla cellula tumorale più profonda. Maggiore è questo valore, più elevato è il rischio di diffusione del melanoma e peggiore la prognosi per il paziente. Per questo motivo, il Breslow è considerato uno dei principali indicatori prognostici e viene utilizzato per determinare il piano terapeutico e il follow-up clinico.
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